fachiri

i luoghi
delle mascherate

Viaggiatrice? Viaggiatore? Poco importa. Sei un viandante che sta leggendo queste poche righe e dunque appare chiaro tu sia qui per un motivo.
Probabilmente è curiosità, forse è voglia di capirci qualcosa in più. Sicuramente è stimolo ‘e sbarià! Quindi tu sei qui perché vuoi esplorare, anche indagare un pochino, ed è plausibile sia che tu voglia scandagliare andando fino in fondo sia che tu voglia rimanere in superficie, così da non perderti nel buio delle strade e delle anime.
Qui sei un fachiro, e ti avvolge il mistero.
Sei qui per camminare sui carboni ardenti della tradizione del Carnevale Sanleuciano.
E allora non andartene docile in quella buonanotte e resta qui, ormai stai leggendo e hai scelto di restare.

Ecco, questa che segue è una breve panoramica per farti capire meglio dove sei posizionato, così che le tue suole possano sentire meglio la terra che pulsa sotto di esse.

Al momento sei qui: 41°05′N 14°46′E, in poche parole sei al 41° parallelo, molto famoso per l’asse Napoli-New York, un po’ meno per quello Benevento-Instanbul o Benevento-Oporto. Sei nelle aree interne della Regione Campania, tra quelle terre emerse che pure non avendo il mare sono sommerse.
Respira, fallo forte. La senti l’aria della provincia di Benevento? È proprio questa, butta giù. Accoglila.
Sei a San Leucio del Sannio, provincia di Benevento, se fosse il 1991 leggeresti che gli abitanti censiti sono 3300, ma siamo, in pieno processo di spopolamento. Ad oggi qui ci sono 2950 abitanti censiti, ma il paese lo attraversano non più di 1500 anime.
Gli abitanti di San Leucio del Sannio, questo paesino il cui patrono è San Leucio d’Alessandria, si chiamano “sanleuciani”. O, per gli abitanti del vicino Ceppaloni, “Papalini”.
Ma a questo penseremo dopo, forse, quando il tempo sarà già collassato e tu avrai finito di leggere.
Se senti la necessità asfissiante di soddisfare la tua curiosità non devi far altro che chiedere in giro: “perché i sanluciani sono i papalini”?
Fidati, fallo. Nessuno si farà male.

Ciò detto, nelle prime fonti documentarie San Leucio del Sannio viene ricordato come “Casale dei Collinari” (che ad oggi è il nome della Proloco del paese); fu poi conosciuto come San Leucio de Collinis, e, dal 1927, come San Leucio del Sannio, ad evitare l’omonimia con l’altro San Leucio casertano.
Che poi si sa, “nun scagnà ‘a lana c’a seta” è un modo di dire nato proprio riferito a questi due paesi: nel centro casertano sono famosi per la seta, qui facciamo il Carnevale.
L’origine di San Leucio, grazie ai Registri Parrocchiali, la si può datare con buona approssimazione all’incirca all’anno Mille.

Dal 1077 al 1861 fu Casale di Benevento, appartenente allo Stato Pontificio (ecco il perché dell’appellativo “Papalini”)  per poi diventare comune autonomo nel 1861.

Ora un passaggio sui visitatori illustri dobbiamo per forza farlo! Dunque: Stefano Borgia dichiara di aver scritto buona parte delle sue “Memorie Istoriche della Pontificia Città di Benevento” proprio qui; il Cardinale Camillo Siciliano di Rende, Gioacchino Pecci, poi diventato Papa Leone XIII, il Governatore Louis De Beer al tempo della brevissima dominazione francese del Talleyrand, dicono anche Sant’Alfonso Maria de’ Liguori, Michele Pecora, gli Alunni del Sole, i Cugini di Campagna un paio di volte Gigione.

Ma tralasciando gli ultimi artisti in elenco, proprio il De Beer, il Governatore, ospite degli Zamparelli al “Casale dei Verdini”, pare essere il donatore della statua simbolo del paese “Core Contento”, che ad oggi riposa tacita tra le sale dello storico Palazzo Zamparelli.

Vuoi saperne di più su Palazzo Zamparelli? D’accordo d’accordo… Ebbene, questa struttura, fatta edificare da Bartolomeo a metà del XVIII secolo, è antica testimonianza della floridezza in cui viveva la famiglia Zamparelli. In esso trovavano posto la Biblioteca Comunale Leone XIII e un “centro sociale”; nei suoi giardini, meravigliosi, si teneva la premiazione dell’annuale Premio di Poesia “Città di San Leucio”, e la Rassegna “Melodia Collinare”.
Ad oggi il Palazzo storico è chiuso momentaneamente, ma tu viandante sei pieno di fantasia quindi “immagina, puoi!”

Ah! Un’ultima cosa. Per quanto concerne la classificazione sismica sei in “Zona 1”, ovvero in un territorio ad alta sismicità. Qui è dove frana anche l’anima, qui è dove emerge l’Abisso dell’Inferno durante il Carnevale!

A San Leucio del Sannio, durante il Carnevale, vanno in scena le mascherate sanleuciane, chiamata dagli abitanti del posto Mascarate. Una mascarata è sostanzialmente Teatro di Strada le cui radici sono ben individuabili nel Medioevo, quell’epoca malvista da molti, in cui come hai già capito San Leucio del Sannio non era ancora un Casale di Benevento. 

È una tradizione secolare cresciuta esponenzialmente dopo la seconda guerra mondiale, di cui si hanno le prime testimonianze agli inizi del ‘900.

A San Leucio del Sannio vengono realizzate le mascherate “col fuoco”suggestive e ad effetto. La peculiarità di queste rappresentazioni, ciò che le rende così uniche e rare, è un utilizzo spropositato di fuochi pirotecnici e principalmente la creazione di effetti speciali rudimentali al fine di ricreare le fiamme e l’atmosfera infernale.

“Il Cavalier Turchino”, “Il Dragone Infernale”, “‘A Morte ‘e Surrient’”, ‘A Zingarella, ‘U Faust’, “I due Maghi”… Queste sono alcune delle mascherate sanleuciane…

E Piazza Filippo Zamparelli, chiamata Piazza Municipio dagli abitanti di San Leucio, Piazza Miranda (Via Pecci), Piazza Giovanni Paolo II, Contrada Cavuoti, Contrada Vigne, Contrada Casale Maccabei, Contrada Merici, Via Confini, sono alcuni dei luoghi delle mascherate

Ecco, tu dovresti attraversare per l’appunto “i luoghi delle mascherate” in questo viaggio di scoperta.
Sta a te scegliere se vuoi attraversarli o meno.

Se vuoi davvero partire per questo viaggio, salutiamoci qui e smetti di leggere.
Siamo andati già troppo per le lunghe! E sarebbe stato lo stesso se questo testo te lo avesse sussurrato una voce consolatoria all’orecchio…

Ti salutiamo viandante, grazie per essere qui…
Ora riponi il tuo smartphone in tasca e cerca un residente, un abitante del posto.
Fallo perché il luogo sono loro.
È la Comunità sanleuciana a custodire questa tradizione ardente.

I luoghi delle Mascherate” sono i sanleuciani.